HAVEN – Capitolo 3

“Trouble, Trouble

Diretto al futuro, guarda al passato

Tre nel mare, tre nel cielo

Parti dal centro, segui la terza

Tre raggi, tre volte

Quando la nona luna è assente

Al centro della corona di spine.”

«Dovrebbe significare qualcosa?» chiese Bonnie con aria scettica.

«È la filastrocca che mi cantava papà quand’ero piccolo» rispose Jack.

«Secondo il signor Benjamin dobbiamo seguirla per trovare la quinta isola» aggiunse Will, «ammesso che esista davvero.»

Erano a largo da un po’ e avevano a lungo discusso sul significato di quelle parole. Avevano avanzato varie ipotesi ma le certezze erano poche.

Jack si mise sul ponte ripetendo ad alta voce la filastrocca per un po’, cercando di venirne a capo. Improvvisamente a Jaime balenò in mente un ricordo. Corse nella stiva e frugò tra i suoi oggetti personali. All’interno di un piccolo bauletto conservava con gelosia una raccolta di libri e fogli di vario genere. A quel tempo, la carta era qualcosa di estremamente raro e comunque poco utile nella vita di tutti i giorni. A Jaime però piaceva collezionarla da sempre, fin da quando su Talk aveva trovato, tra i resti di un naufragio, uno stralcio di quello che un tempo era conosciuto come “fumetto”. Da allora era sempre stata alla ricerca di fogli, riviste e quant’altro del genere sopravviveva al mare.

«Ecco capitano, ecco!» esclamò entusiasta, porgendo a Jack un foglio.

Si trattava di un disegno raffigurante le quattro isole e una serie di linee e curve, con grafici e simboli.

«È una mappa del mondo» continuò la ragazza. «Contiene le coordinate per raggiungere qualunque punto, anche se ancora non ho capito come leggerle.»

«Dove l’hai presa?» domandò Jack, stupito.

«Me la diede un uomo qualche tempo fa, prima che ci conoscessimo.»

Jaime raccontò al capitano che qualche anno prima era arrivato in visita su Talk un certo Nolan. Era molto abile nel disegno e portava con sé molta carta.

«Provai a rubargliela, ma mi beccò subito» aggiunse ridendo. «Poi però si dimostrò gentile e decise di regalarmi questa. Mi disse che era una delle sue prime creazioni e che dovevo averne cura.»

Jack guardò quella mappa con attenzione. Pur non sapendone interpretare i simboli e le scritte, riconobbe le quattro isole. Della quinta però non v’era traccia. Tuttavia, quell’uomo di nome Nolan aveva suscitato il suo interesse. Si convinse che forse avrebbe potuto saperne di più su Trouble e così decise di cercarlo.

«Se ricordo bene mi pare fosse originario di Yellow» esclamò Jaime.

«Quanto tempo per arrivarci, Will?» domandò il capitano.

«Con vento costante, saremo lì in tre giorni» rispose Will. «Tuttavia…»

«Bene» lo interruppe Jack, «partiamo subito allora!»

Difficilmente Will si sbagliava quando si trattava di tempi di navigazione. Dopo esattamente tre giorni la nave raggiunse Yellow, la prima isola. Eppure la ciurma si mantenne a debita distanza dalla costa poiché in quella terra non era la benvenuta.

Il popolo di Yellow era famoso per essere luogo d’origine dei cacciatori di pirati, un gruppo di vigilanti dei mari che aveva istituito un sistema di taglie e ricompense per la caccia ai fuorilegge. Si trattava di gente attiva in tutti i mari ed estremamente pericolosa per i pirati.

Jack era un ricercato. All’epoca non circolava denaro; come ricompensa per la sua cattura, vivo o morto, c’erano un mese di provviste in frutta e ortaggi e tre mesi di servizio di uno schiavo. Sì, su Yellow si coltivavano frutta e ortaggi. E sì, alcune persone – principalmente pirati catturati – venivano sfruttate e persino vendute come schiavi.

«Dunque, come facciamo ad attraccare senza esser visti?» esclamò Bonnie alla ciurma riunita.

«Non si può» le rispose Will. «Le coste a nord e a est dell’isola sono troppo frastagliate per attraccare, mentre a sud ci sono le torri di controllo dei cacciatori.»

«Rimane solo la costa ovest» aggiunse Jack. «Se non ricordo male c’è una caverna che conduce nell’entroterra.»

«Un sentiero segreto?» domandò Jaime.

«Qualcosa del genere» ribatté Will, «ma passarci con la nave è impossibile a causa dei vortici d’acqua che infestano quella zona.»

«Potremmo usare l’aliante» propose Bonnie.

«Non ci sono le condizioni atmosferiche, il vento è troppo debole» sentenziò Will.

Il gruppo rimase per qualche istante in silenzio, poi d’un tratto Rob ebbe un’idea: «Che ne dite di usare l’arpione?»

Delle varie armi di cui disponeva l’Ann Mary, l’arpione era sicuramente la più versatile. Si trattava in buona sostanza di una potente balestra che scagliava robusti dardi di metallo. Rob spiegò l’utilizzo che ne voleva fare e i ragazzi furono subito d’accordo.

Aspettarono che facesse buio, poi si diressero verso la zona ovest dell’isola, facendo attenzione a non essere avvistati. Si tennero a debita distanza dalla costa per evitare di finire risucchiati dai giganteschi mulinelli. Non appena avvistarono la grotta, gettarono l’ancora e si assicurarono che fosse ben fissata al fondale roccioso.

«Saranno circa una trentina di metri dall’ingresso» esclamò Jack, dubbioso.

«Ce la facciamo» lo rassicurò Will.

Legarono una lunga cima alla base di uno dei dardi e lo scagliarono all’interno della grotta. La potenza dell’arpione era tale da consentire al dardo di conficcarsi nella roccia di una delle pareti della caverna. Fissarono poi l’altro capo della cima all’albero maestro della nave, assicurandosi che fosse tesa. Avevano creato così un ponte che dalla nave conduceva direttamente all’interno della caverna. Il problema era che andava attraversato su una cima sospesa sopra dei profondi gorghi d’acqua, diretti nell’oscurità di una caverna sconosciuta. Inoltre non era certo che il dardo avrebbe retto al peso e non si sarebbe staccato.

«Meglio attraversare uno alla volta» propose Will, e gli altri furono d’accordo.

Jack andò per primo. Attraversò il ponte aggrappato a testa in giù. Quando svanì nell’oscurità, per un attimo i ragazzi tribolarono. Poi udirono la sua voce rimbombare: «Venite, qui fa proprio schifo!»

Il capitano accese la torcia di legno che aveva portato con sé e il resto della ciurma ebbe così un punto di riferimento nel buio. Toccò a Rob attraversare, e poi a Jaime. Will decise di rimanere sulla nave e Bonnie gli fece compagnia.

L’interno della grotta era pieno di escrementi di pipistrello ma se non altro era attraversabile a piedi.

«Quanto puzza!» esclamò Jaime facendo una smorfia. «La sorellona ha fatto bene a non venire con noi.»

«Jack, c’è una cosa che vorrei chiederti» disse Rob.

«Come mai anche Will è rimasto sulla nave, scommetto» continuò per lui Jack. Rob annuì.

«Mi è sembrato preoccupato per tutto il viaggio» disse.

Jack sospirò.

«Bè, Will ha vissuto per lungo tempo su Yellow. Era uno schiavo.»

Rob rimase basito.

«Il fratellone William… uno schiavo?!» esclamò Jaime, sorpresa.

Mentre i tre si addentravano nell’oscurità della grotta, sulla nave, Bonnie – attenta come il fratello a queste cose – aveva chiesto a Will come mai fosse stato in ansia per tutto il viaggio. Dopo qualche istante d’esitazione, lui decise di aprirsi e di raccontarle alcuni dettagli della propria infanzia.

Era nato su Yellow, ma i suoi genitori erano morti prima che potesse ricordarli. Era stato adottato da un contadino che lo aveva cresciuto come fosse stato suo figlio.

«Si chiamava Joseph, e aveva una figlia» disse.

Il nome della giovane era Sofia, e i due erano molto affezionati. Raggiunti i sedici anni, avevano progettato di sposarsi. Tuttavia, un giorno sull’isola erano sbarcati due mercanti dell’associazione. Avevano incontrato Sofia per caso e, colpiti dalla sua bellezza, si erano offerti di acquistarla.

«Joseph ovviamente rifiutò, ma quei bastardi non accettarono un no come risposta» continuò Will.

I mercanti rapirono la ragazza. Will la ritrovò la notte successiva in un angolo di strada, in fin di vita. Morì pochi istanti dopo, tra le sue braccia.

«Oh, Will» esclamò Bonnie, abbracciandolo.

Intanto Jack e il suo gruppo si addentravano sempre più nelle viscere della caverna.

«Poi cosa accadde?» chiese Jaime.

«A dire il vero non ne sono sicuro» rispose Jack. «Uno di quei mercanti venne ucciso e Will fu incolpato dell’omicidio.»

Gli oligarchi di Yellow lo condannarono a morte, ma Joseph offrì la propria vita e tutti i suoi beni per salvarlo. Accettarono. Ciononostante, il mercante rimasto in vita era molto influente e pretese che Will fosse fatto suo schiavo.

«Cohm, il “padrone”, si stabilì nelle terre di Joseph e tenne Will come suo schiavo» continuò Jack. «Questo finché non ebbe la sfortuna di incontrare sulla sua strada un certo capitano in cerca di compagni da reclutare.»

Sulla nave, Will si asciugò le lacrime e continuò il suo racconto.

«Fu come venir colpiti dalla luce e dal calore del sole in piena notte» esclamò. «Mi ha trascinato in mare e mi ha detto: “da oggi tu sarai mio compagno d’avventura”.»

«È completamente folle certe volte» disse Bonnie sorridendo.

«Si, è così. Gli devo la vita. E troverò Haven per lui.»

Dopo quindici minuti di cammino incessante tra strettoie e tunnel rocciosi, Jack, Jaime e Rob scorsero finalmente l’uscita della grotta. Spenta la torcia, il gruppo si avviò verso le luci della capitale di Yellow, sede dei cacciatori di pirati.

J. Runner

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Informazioni su Daniela Apparente

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