Colazione Internazionale: intervista di M. Ranaldo di SMARTLeT

Ai miei lettori, desidero proporre l’intervista condotta da Margherita Ranaldo – relatrice dell’evento – durante la presentazione letteraria di Colazione Internazionale di giovedì 18 dicembre, tenutasi presso il Portico340 di Napoli. Ripercorrete assieme a noi i punti salienti dell’incontro, approfonditi con estrema precisione e con un’interpretazione narrativa e culturale che, a mio giudizio, è stata davvero perfetta.
Per cui, ancora Grazie a SMARTLeT per l’eccellente lavoro svolto insieme!

Vi ricordo che Margherita, oltre a essere Presidente dell’Associazione Culturale SMARLeT, è dottoranda in Italianistica presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Si occupa di Geocritica, e ha inoltre partecipato a progetti universitari di ricerca orientati all’analisi della situazione abitativa dei migranti in Campania, conducendo studi sulle periferie delle città italiane e francesi.

Colazione Internazionale
Intervista di Margherita Ranaldo
all’autrice, Daniela Apparente

M: Quello che colpisce di questo libro è la leggerezza della scrittura. Uno stile scorrevole, estremamente leggibile, “semplice” nell’accezione più nobile del termine. Una semplicità che non nasconde, ma produce al contrario l’effetto di evidenziare tutta la complessità del background culturale della protagonista, Gloria. Benché immagino ci sia molto poco di autobiografico in questo personaggio – e poi se vorrai ce ne parlerai tu stessa – del tuo portato di esperienza umana, Daniela. La mia domanda vuole ritornare un po’ alle origini della tua storia personale: quale è stato il momento in cui ti sei riconosciuta per la prima volta una scrittrice e cosa ti ha spinto a raccontare proprio questa storia e non un’altra?

D: Non ricordo il momento in cui mi sono riconosciuta scrittrice poiché scrivere è una cosa che ho sempre desiderato. Posso dire di aver riconosciuto la responsabilità che ne deriva nel momento in cui, nel 2011, ho deciso di mettere Colazione Internazionale nero su bianco e far sì che divenisse un libro. L’esigenza di raccontare questa storia nasce dalla necessità che avvertivo di cambiare, migliorare, evolvere. In passato ero una persona molto pessimista: non volevo che i miei futuri lettori traessero una lezione negativa dalle mie storie. Così, passo dopo passo, sono arrivata fin qui.

M: La vera responsabilità però è di chi scrive: uno scrittore ha dei doveri nei confronti di ogni persona sulla Terra. Chi scrive vive una vita totalmente diversa, vive tutte e mille le storie che inventa e deve al contempo rimanere se stesso. Questo vale più di ogni altra cosa … è una sfida: non è pazzesco pretendere di cambiare il mondo restando se stessi?”
Mi colpisce molto questa riflessione sul ruolo dello scrittore nel mondo, sulla sua responsabilità sociale, civile, e mi colpisce al contempo la riflessione en passant sulle molteplici vite di chi scrive. Mi ricorda, in qualche modo, le parole di una grandissima autrice francese che proprio a Napoli si riconobbe scrittrice per la prima volta, all’età di ventidue anni. Ci racconta Marguerite Yourcenar: “Con Anna, soror… gustai per la prima volta il privilegio supremo del romanziere, quello di perdersi interamente nei propri personaggi, o di lasciarsi possedere da essi. Durante quelle poche settimane, pur continuando a compiere i gesti e a mantenere i rapporti consueti dell’esistenza, ho vissuto ininterrottamente all’interno di quei due corpi e di quelle due anime, passando da Anna a Miguel e da Miguel a Anna con quell’indifferenza rispetto al sesso che penso sia propria di ogni creatore alla presenza delle sue creature e che chiude ignominiosamente la bocca a chi si stupisce che un uomo possa eccellere nel rappresentare le emozioni di una donna …”. Di fronte a questa sublime descrizione del pacifico travaglio creativo che si produce nell’anima di uno scrittore, volevo chiederti se ti identifichi, in qualche modo, in questa descrizione e se anche tu hai sperimentato quella stessa “indifferenza rispetto al sesso” di cui ci parla Marguerite Yourcenar, avendo deciso di raccontare le storie di tre ragazzi e tre ragazze che condividono uno spazio tanto intimo come la casa.

D: Le parole di M. Yourcernar sono quanto mai veritiere. Penso che l’identificazione sia una “fase” inevitabile, che ogni scrittore affronta nel dipanare il carattere dei propri personaggi lungo la narrazione. Ci si immedesima. E, a mio giudizio, permette di trasmettere più facilmente le emozioni al lettore. E’ al contempo divertimento e arricchimento, “heritage”, come direbbero alcuni studiosi di marketing: scrivendo, ci si riveste di cento volti differenti e mille vite spesso distanti. Restare coerenti con sé stessi, nonostante tutto, penso sia ciò che rende davvero riconoscibile un’artista.

M: Lungi da me la retorica sui cervelli in fuga e i pochi “eroi” che restano per resistere (fermo restando che ognuno ha il dovere di cercare la propria realizzazione, laddove sente di poterla trovare), tu però nell’ambientare la storia a Londra (ricordiamo che la Gran Bretagna è al vertice della classifica dei paesi europei preferiti dai nostri connazionali, che vi si trasferiscono per lavoro) in qualche modo intendi toccare, con delicatezza – come sottolineato da Rosalina Nigro – temi spinosi dell’attualità nazionale e locale più stringente, ma anche e soprattutto di politica internazionale. Ti chiederei il perché di una scelta del genere, perché hai fatto in modo che risultassero temi “laterali” nella strutturazione del racconto, o addirittura sopiti nel profondo della interiorità di alcuni personaggi. Su questo punto, una sorta di sobrietà narrativa si contrappone a una certa moda editoriale che sembra cavalcare invece molto spesso tematiche tanto dolorose e l’onda emotiva da queste generata.
E poi, quella per il giornalismo è una passione anche di Daniela oltre che di Gloria? Che cosa, secondo te oggi, un intellettuale, un giornalista, uno scrittore ha il dovere di dire al mondo?

D: La scelta di trattare temi ed eventi di particolare spessore con “delicatezza” non è un caso: dalla Terra dei Fuochi alla violazione dei diritti umani in Cina, il mio intento è stato un invito alla riflessione. E una lotta all’oblio. Colazione Internazionale non è un romanzo di denuncia, bensì di formazione, scritto con uno stile collocabile a metà tra un diario e un reportage giornalistico (in riga con la passione della protagonista). Provenendo da un background giornalistico, non posso nascondere il mio amore e rispetto per il mestiere, se svolto con trasparenza e obiettività. Credo che un giornalista abbia il dovere di trasmettere la verità nuda e cruda al mondo che lo circonda. Il vantaggio, per uno scrittore, è che può fare la stessa cosa tessendo storie viste da un’altra prospettiva – quella dell’universo immaginario e dunque “possibile”.

Prima lettura: p. 246

M: Questa è una delle scene che preferisco. Il maestro di Gloria, Horatio Knight, personaggio dai tratti fumettistici, prende da parte la sua allieva e le offre una irripetibile lezione di vita. Le dona un modello di rappresentazione del mondo al quale aggrapparsi quando non saprà più orientarsi. Disorientata appare, proprio in quel momento, Gloria: il rischio è quello di buttare al vento un anno di duro lavoro, il proprio talento, i propri sogni solo perché non ci si è creduto abbastanza. Horatio invita Gloria, dunque, a dare un peso cartografico alla propria esistenza, a leggerla, a interpretarla, come se fosse una mappa. In ogni mappa abbiamo punti nodali, riferimenti, simboli che ci accompagnano e che rendono leggibile la nostra personalissima geografia esistenziale. Vorrei sapere quali sono per la Daniela scrittrice questi riferimenti, a chi ti ispiri, chi ti ricorda ogni volta quanto importante sia credere nel tuo sogno e andare avanti; quali i tuoi modelli letterari e quanta importanza ha, parlando di geografia, la cultura orientale, il Giappone, il tuo amore per i fumetti. Ma dal romanzo di desume anche una grande passione per il genere fantasy, per i videogiochi e per la musica in generale…

D: I miei “punti fermi”, oggi, sono chi aspiro a essere come persona e chi mi è accanto da sempre, credendo in me come nemmeno io sono capace di fare. Per quanto riguarda i modelli letterari, non ne ho uno in particolare; adoro i libri di H. Murakami, la letteratura di viaggio e alcuni romanzi fantasy e di fantascienza di spessore – primi fra tutti, il Signore degli Anelli e Fahrenheit 451 – e gran parte del sentire orientale di stampo nipponico mi accompagna più di quanto io stessa mi accorga. La musica, poi, è fondamentale: le canzoni sono storie con un ritmo ben più invadente di un romanzo, possono condurci in cielo o trascinarci sotto la superficie del mare. Così come i videogames e anche i fumetti: sono “vittima” di tutto ciò che canta o racconta una storia.

M: In questo libro dimostri un’ottima tecnica narrativa. Nonostante sia il tuo primo romanzo adoperi con disinvoltura gli attrezzi di un mestiere, che io amo definire artigiano, come quello di scrivere. Ma ovviamente non ti limiti a questo: levatura morale e delicatezza psicologica. A volte emerge quasi il timore di una profondità che rischierebbe di essere assimilabile più a un coltello nella piaga che non a una indagine seria nell’interiorità dei personaggi. Il tormento è presente, si capisce che è elemento non trascurabile nella vita di ognuno, e ingombrante addirittura per alcuni, ma l’autrice sembra aver fatto la scelta di non lasciargli prendere il sopravvento. La vita è più forte. Come se Daniela avesse deciso di raccontare questo slancio irripetibile di vita della protagonista e dei suoi compagni di viaggio, proiettando il lettore in un caleidoscopico mondo di colori e di luci, che, inevitabilmente, non ci fanno pensare troppo alle ombre di ogni esistenza umana. Ci hai parlato di gente positiva e viva, perché se c’è una cosa in cui Gloria ha sempre creduto è che “il mondo ha bisogno di gente viva per continuare a girare”. E tipica della gente viva, nello spirito, è l’ironia, il senso della comicità. Ci sono scene davvero esilaranti, che non sveliamo al lettore, e che, ancora una volta, questa almeno è la mia impressione, risentono del tuo amore per i fumetti oltre che di un atteggiamento velatamente dissacratorio.

D: Si, il mio amore per i fumetti – in particolare manga – ha influito positivamente sulla fluidità del testo di Colazione Internazionale. Mi ha consentito di sperimentare un tipo di scrittura rapida e sarcastica, che spesso ha divertito anche me. D’altronde, i fumetti sono una delle espressioni artistiche più vicine alla realtà: nessuna intermediazione puramente descrittiva e dialoghi impressi su fondali che raffigurano un mondo pur sempre reale, a patto che si accetti l’invito dell’autore a farne parte. Per quanto riguarda l’atteggiamento dissacratorio, non so dire se si tratti di un vizio o di una virtù, ma di sicuro mi appartiene!

Seconda lettura: p. 249

M: Gloria riuscirà a cucinare la sua omelette perfetta? Noi questo non lo vogliamo rivelare qui oggi, ma io voglio porre una domanda a Daniela, a me stessa e a ognuno di voi, probabili futuri lettori di questa storia, che infonde speranza e buonumore, ma allo stesso tempo invita a riflessioni importanti e profonde anche grazie al gustoso espediente di succulente metafore culinarie: cos’è nella nostra vita questa omelette perfetta, da cosa è rappresentata? Prevede una scala gerarchica di valori o, tendendo alla perfezione, è totalizzante? E, ritornando al romanzo, questa perfezione, intesa come raggiungimento di uno stato dell’anima ben preciso, quello che ci permette di sentirci al posto giusto, nel momento giusto, ammette la possibilità dell’umano fallimento? A Gloria basterà l’amore, o l’amicizia genuina e allegra dei suoi coinquilini, o solamente la realizzazione del sogno lavorativo senza tutto il resto, perché l’omelette risulti ugualmente perfetta ai suoi occhi? Per scoprirlo non vi resta che assaporarlo questo libro dedicato ai gourmet di ogni età.

D: L’omelette perfetta non è che un simbolo di quanta volontà ci si debba armare per inseguire le proprie ambizioni. Colazione Internazionale è un libro che incoraggia chi legge a non arrendersi, proprio perché le cose difficilmente vanno al loro posto naturalmente, nella realtà. L’omelette perfetta è stare in perfetto equilibrio, smettere d’avere paura e desiderare esattamente ciò che si ha. E’ una sensazione di completezza, che auguro a chiunque abbia l’audacia di mettersi in gioco e sfidare l’unica vita che ci è concessa.

M: Nomen omen: i nomi scelti per i personaggi – alcuni in particolare – sono trasparenti, e raccontano una storia…

D: Alcuni dei nomi dei personaggi di Colazione Internazionale sono frutto di un piacevole studio delle etimologie di diverse nazionalità. Esempi lampanti sono Gloria, Aiguo e Ethan. Gloria, la protagonista, è lo stesso titolo di una delle canzoni cantate dai The Doors nonché il nome della protagonista della “storia musicata” di 21st Century Breakdown, uno degli album del gruppo punk-rock Green Day; e poi, prima di ogni cosa, è un augurio. Invece, “Aiguo” in cinese vuol dire “amore per la patria”. Ho scelto questo nome per sottolineare la scissione interiore che il ragazzo di Pechino vive nei confronti della propria patria: amore, poiché è casa sua; e dolore e odio, per quanto di caro gli ha sottratto. Infine, Ethan: questo nome riprende un lemma ebraico che indica forza, costanza. Le stesse doti dimostrate dal personaggio in questione che, tra l’altro, è un cantautore e musicista: proprio come il famoso suonatore di cembalo citato nell’Antico Testamento.

M: Colazione Internazionale è stato pubblicato grazie agli strumenti oggi disponibili del selfpublishing, un nuovo fenomeno editoriale dei nostri tempi che permette un’ampia democratizzazione dell’editoria ma che rischia di banalizzare il prodotto letterario se ci si macchia di colpe come la scarsa dedizione, poca conoscenza e pigrizia. Quali sono, a tuo giudizio, le luci e le ombre di questa nuova opportunità? Qual è stata la tua esperienza, e cosa hai dovuto – e continui – a fare per promuovere il tuo libro?

D: Il selfpublishing può risultare uno strumento straordinario, se sfruttato con la consapevolezza che si è completamente soli a dover gestire la qualità e la promozione dei propri scritti. Le piattaforme esistenti (esclusivamente online) si occupano principalmente della pubblicazione con codice ISBN e della distribuzione nelle librerie e negli store online; consentono, inoltre, a prezzi inferiori rispetto a quelli richiesti da alcuni editori, di avvalersi di alcuni servizi quali l’impaginazione professionale, l’editing, la correzione delle bozze, la grafica, ecc. Personalmente, per Colazione Internazionale ho richiesto unicamente l’impaginazione, poiché all’editing ho lavorato premurosamente per quattro mesi per poter fare esperienza. Stesso discorso per la copertina. Le piattaforme di selfpublishing sono una splendida opportunità per mettersi in gioco; il “lato oscuro” consiste nella difficoltà di essere soli e dover fare contemporaneamente da scrittore, editore, ufficio stampa, media relator, PR e advertiser.

M: Quindi, dove possiamo seguire gli sviluppi della tua attività di scrittrice? E dove è possibile acquistare Colazione Internazionale?

D: Potete seguire quello che mi ronza per la testa sul mio blog ufficiale, dal titolo ispirato al libro: colazioneinternazionale.wordpress.com. Ho una pagina FB, “Daniela Apparente, scrittrice”, un account Twitter – Dany Apparente – e, allo stesso modo, una pagina Google+ e degli account Pinterest e Instagram. Sono io ad occuparmi di tutto. Di recente, ho lanciato sul blog degli spin-off di Colazione Internazionale, incentrati su come i futuri coinquilini dell’appartamento di Perrin’s Lane trascorrano il Natale prima di incontrarsi. Se vi incuriosiscono, potete scoprire il vero seguito acquistando Colazione Internazionale durante questa presentazione o presso altre librerie, come Iocisto al Vomero e persino al Fandango Incontro di Roma; è inoltre ordinabile presso le maggiori librerie d’Italia -La Feltrinelli, Mondadori, IBS, ecc. – e presso i più importanti store online – Amazon, La Feltrinelli, InMondadori, Kobo, ecc. Ovviamente, il libro è acquistabile anche dal sito della piattaforma editoriale Youcanprint.it, dove è disponibile una mia scheda dell’autore.

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Informazioni su Daniela Apparente

Writer, reader, gamer, traveler, eater.
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