Immortale

Nota: questo brano risale all’anno 2007 e fa tutt’ora parte dell’Antologia “Pensieri di Primavera”, dopo essere risultato vincitore del II° premio all’interno del concorso letterario Premio Internazionale Rolando Editore (edizione 2007).

A cosa è ispirato?
All’ispirazione, appunto. Queste parole non sono che lo spietato corteggiamento dell’immaginazione, che mi consente di vivere tutte le vite che voglio. Di rubarle, appunto, all’immaginario possibile per poi plasmarle assecondando il mio volere. Queste parole sono parte dell’essere scrittrice, e dell’amare i propri personaggi.

Nel 2007 avevo circa 18 anni. Vi prego di perdonare i punti “acerbi”!

 

 

Immortale

Mi tingo di fuoco su questo rogo di passione, gongolando pigramente su queste onde brune del primo vespro, sotto questo granuloso cielo color sabbia. Danzo in punta di piedi su queste gocce di rugiada, lacrime silenziose esiliate dal regno dei cieli: specchi di stelle persi nell’infinito, ultima speranza dell’Uomo.
Cadete, comete, su di me come pioggia estiva, sulla mia pelle macchiata, e lavate via i miei peccati come se non fossi stata mai altro che un fiore bianco cresciuto sull’asfalto e sporco di sangue. Cullami, amico mio vento, culla me, figlia delle foglie rosse d’autunno; narrami, spira crepuscolare, soffia sulle mie labbra e battezzami, sciogli queste catene, disegni incisi sulla pelle dei miei polsi, e lasciami planare su queste righe vuote come un aquilone in gloriosa caduta sui prati di primavera. Spogliami, con le tue violente tempeste rivesti me di velenoso inchiostro, cela il mio nudo all’universo e agli dei invidiosi della mia preziosa mortalità; proteggi me, me ladra.

Sarei mai in grado di percepire la sconcertante bellezza di un sole notturno, e di non sentire l’incombente necessità di rubare almeno uno dei suoi raggi, ardenti sulle mie spalle? Quale pena, quale castigo divino, quale mi si addice? Quale mi spetta?

Sono uno scrigno di logoro legno scuro, ricco di gemme rare; trofei rubati all’esistenza. Ho rubato i sogni alla luna, le aspirazioni degli astri più remoti, il sapore del mare del sud e il rumore della schiuma sulle ripide scogliere; ho rubato l’odore della terra bagnata. Ho rubato i passi di una danzatrice d’Oriente in una notte d’amore, ho tenuto gelosamente, avidamente per me il canto dei venti e i segreti che questo vento mi suggerisce. Ho rubato la vita di tante persone, ho rubato anche la mia e l’ho costretta a piegarsi sulle ali del mio incauto voler volare.

Rubo, rubo, rubo. Ma queste ali sulla mia schiena le ho sempre avute?

Ne sento il cinereo fardello premermi sulle ossa, osservo piume nere scivolare davanti ai miei occhi fino al gelido pavimento di marmo, suono impercettibile di una storia lontana, qualcosa che nessuno mai potrà più udire. Potrei mai sembrarvi un angelo degli inferi? No, sono una semplice ladra, una comune mortale, un’abile mercante. Gli angeli possono toccare le innumerevoli fiaccole eterne della notte e non vedere la propria pelle bruciare.
Io no: occulto al Mondo le mie mani segnate, cicatrici di ustioni che mi segneranno per la vita, marchiata da anelli di fumo scottante che animano i miei pensieri. Chiudo le dita in un pugno dietro la schiena, con vergogna nascondo i miei sfregi; forse sono stata bella, un tempo, sotto tutta questa carne deturpata. Eppure sono capace, con il mio grimaldello d’argento, di aprirmi una piccola spirale di cielo solo per me: e volare, senz’ali. Accedere all’ignoto di me stessa e perdermi in ciò che non conosco, che forse non conoscerò mai, ma che sarà sempre e inevitabilmente parte di me. Scassinerò questa trapunta di stelle bagnate, queste fresche lenzuola in cui mi avvolgo ogni notte, da sola, nuda e disarmata.

E rubare, rubare, rubare. Ladra, rubo. C’è chi dice di avermi visto per le strade di un’antica città, avvolta in un mantello scuro sospinto dal vento, quel vento che mai mi abbandona: è il mio datore di lavoro, è il vento che mi porta là dove mi trovo. Con il mio pugnale squarcio libre di onirica realtà e rubo frammenti vetrati d’utopica fantasia: ciò che sono, un sogno di fumo. Afferrami, prova a prendermi, se ci riesci: goditi il mio ghigno e poi guardami svanire nel nulla, ammirami mentre ritorno a ciò che sono. Il nulla, il luogo mitico e lontano in cui sono nata. Nata in quella notte di catastrofe, quando questo vento che mi porto dietro spazzò via ogni cosa, compresa me. Morta, risorta. O semplicemente persa all’inferno: ladra, mi aggiro in questo dedalo di vite intrecciate come corteccia d’albero e scavo, scavo, rubo, rubo. Vorrebbero bruciarmi su questo rogo di passioni, vorrebbero che il mio carnefice fossi io, vorrebbero vedermi sconfitta dalle mie stesse mani. Seppellitemi, e io risorgerò; trafiggetemi con una spada, ma io sorriderò ancora, prima di ritornare a combattere danzando in punta di piedi su questo vento, che sa di cielo stellato. Abbattetemi, e io risorgerò potente e violenta come le onde che si infrangono sulle ripide scogliere, esiliata figlia delle stelle, ma forte difensore di me stessa.

E del mio vento.

Lasciate pure che i miei peccati marciscano su di me, ignorate le parole che questo vento mi sussurra ogni notte, ogni giorno, ogni attimo di vita; lasciatemi morire, osservatemi cadere al suolo nuda e disarmata; privatemi del mio grimaldello e denunciatemi all’Universo, gridate il mio nome sotto le eco lontane delle maree e scolpite il mio volto ricercato sulle montagne innevate; distruggete le statue che da sola ho costruito durante questo lungo cammino, privatemi del mio bottino di ladra, rinfacciatemi la mia stessa esistenza. Marchiatemi come ladra, a fuoco, sulla pelle, strappatemi le ali. E io risorgerò ancora, sull’inno di questo vento che è mio, che non m’abbandona, che mi fortifica, che mi innalza, che mi fa vivere.

Risorgerò, sebbene dal mo stesso sangue, perché è questo il dono che mi fa questo vento che è mio: l’immortalità.

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Informazioni su Daniela Apparente

Writer, reader, gamer, traveler, eater.
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Una risposta a Immortale

  1. Grazia 35 ha detto:

    Dopo la lettura dell ” immortale” aggiungerei un altro ” rubo” per dire con orgoglio : questo mi appartiene ! ! !

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