Dimmi dove vivi, e ti dirò cosa mangi!

Questo articolo nasce un po’ per fame, un po’ per divertimento e soprattutto per Colazione Internazionale. Perché nel romanzo, la colazione è il momento clou della giornata: i ragazzi di Perrin’s Lane si incontrano, mangiano l’uno dal piatto dell’altro, si confondono e raccontano le proprie storie, essendone parte al tempo stesso. Una vera festa di emozioni e sapori! Per chi ha letto le mie pagine, sa bene quanto Gloria e gli altri siano “casinisti” in materia culinaria: quindi, perché non fare un po’ d’ordine a tavola?

Scopriamo le colazioni tipiche dei luoghi esplorati in Colazione Internazionale.

Partiamo da Napoli, in Italia: la colazione partenopea per eccellenza prevede – oltre a una meravigliosa veduta sul golfo, se siete in giro – l’immancabile caffè intenso e dall’aroma corposo che fa salivare gli altri europei e inorridire gli americani. Dalla tradizionale cuccumella si è passati oggi alla moka, ma per fortuna il gusto non cambia.
Ad affiancare l’oro nero del mattino, sono previsti dolci tipici quali la sfogliatella (frolla o riccia), le zeppole di San Giuseppe, il babà, ma anche la delizia al limone – che ha ormai raggiunto l’intera regione dalla costiera sorrentina. In inverno, si è soliti accompagnare il tutto anche con della frutta secca: noci, mandorle, pistacchi e chi più ne ha… più ne mangi!
Curiosità: il babà… ha origini polacche! Per questa gustosa invenzione bisogna ringraziare un impronunciabile re polacco, quale Stanislao I Leszczyński, che non avendo i denti pensò di intingere il dolce di cui andava ghiotto, il gugelhupf, in una miscela di vino Tokaji e sciroppo.

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Atterriamo ora a Londra, in Inghilterra: l’english breakfast è un’istituzione che va rispettata e assaporata.
Si tratta di un pasto molto calorico, che consente di far anche a meno del pranzo o comunque di dedicarvi meno tempo se si è indaffarati in ufficio o altrove, permettendo di arrivare all’ora di cena senza rimpianti e né fame da Oscar. La versione tipica è rigorosamente salata, a differenza della colazione americana che invece la accompagna con i dolci (pancakes, muffin dolci, etc.).
Il menù tradizionale prevede prima di tutto una spremuta d’arancia fresca (che – personalmente – mi ucciderebbe, data l’allergia inspiegabile a questo frutto) o succhi di frutta. Poi arrivano loro, le mie adorate: le uova, cotte in mille modi. Strapazzate, all’occhio di bue, in camicia, sempre accompagnate da salsiccia o bacon; e poi, a seguire, fagioli cotti con pomodoro, funghi e toast imburrati. Il sipario cala su questo spettacolo con un’elegante tazza di tè rigorosamente nero, quasi a voler ignorare l’universo commestibile appena trangugiato e spinto a forza nello stomaco.
Curiosità: l’english breakfast è una vera e propria bomba, ma non a caso. Nasce in età medievale, a supporto dei contadini costretti a lavorare duramente per l’intera giornata, e quindi bisognosi di un pasto considerevole che desse loro energia.

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Passiamo per Dublino, in Irlanda: qui, la full Irish breakfast è un lusso che ci si concede solo nel weekend, e a buona ragione. Infatti, nonostante la freschezza degli alimenti, anche qui si mangia come belve selvatiche tenute a digiuno da mesi. O forse è solo la mia visione delle cose. Personalmente, è la colazione che preferisco (aggiornamento relativo al 27/10/2014)!
Tutte le mattine ci si coccola con una tazza di tè o caffè e del pane tostato, accompagnato da marmellata e cereali. Il weekend invece, come dicevo, si fa festa grande.
Vi sono molte varianti nel menù base – comprendente anche tranci di salmone e altri pesci della zona – ma gli alimenti tipici sono per lo più gli stessi della colazione inglese: succo d’arancia e tè, uova, salsicce e patate. Gli elementi caratteristici sono:
– il bacon, qui chiamato rasher, di qualità molto differente da quello comunemente noto;
– il brown bread;
– il soda bread, ottimo per far compagnia a pietanze sia salate che dolci, e inoltre sofficissimo.
Curiosità: le patate sono un alimento onnipresente nella cucina irlandese. Sono giunte in Irlanda intorno al 1500 e da allora sono uno dei cibi maggiormente adoperati nella cucina nazionale. Fu anche per questo che la Great Famine del 1845 fu considerata una vera e propria disgrazia: si diffuse un fungo che rese immangiabili le patate e generò così la Grande Carestia, che uccise più di un milione di persone e ne costrinse tantissime altre a emigrare all’estero.
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Infine giungiamo a Pechino, in Cina: spaventati? Macché, tranquilli. Le cavallette e i cavallucci marini alla piastra li trovate nei mercatini della sera, nel viale di Wuangfujing.
Pare che i cinesi non saltino mai la colazione, vadano sempre di fretta e facciano tranquillamente a meno di tè, caffè e spremute d’arancia. Nessun pericolo per gli allergici come me, quindi.
Si parte quasi sempre con una porzione di ravioli, siano essi i baozi o i jiaozi: i primi sono di forma tonda, sono ripieni di carne di maiale e verdure e spesso accompagnati da salsa di soia e olio di sesamo; i secondi sono a forma di mezzaluna, sono particolarmente buoni fritti e hanno un sapore molto più intenso dei baozi (a causa dell’aglio e delle spezie usate in abbondanza per preparare il ripieno).
C’è poi chi preferisce una zuppa di porridge di riso caldo, con fagioli rossi e dolci, e c’è chi li accompagna anche con gli you tiao, dei grissini di pane fritto che vi faranno schizzare il colesterolo alle stelle.
Dalle crespelle note come jian bing, servite con erba cipollina, sino all’inconsigliabile tofu, alle patate dolci e ai “boccaccioni” di noodles, state pur certi che anche a Pechino non correte il rischio di rimanere con lo stomaco vuoto!
Curiosità: il più delle volte, la colazione cinese è on the road. All’alba, le strade vengono invase da piccoli chioschi ambulanti pronti a lanciarvi in faccia qualsiasi pietanza richiediate, o quasi. Ripeto, per le cavallette dovrete andare a Wuangfujing. Oppure, leggere Colazione Internazionale.
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Ecco, ora che abbiamo ben chiare le differenze – e assonanze – tra i vari tipi di colazione tra Napoli, Londra, Dublino e Pechino… possiamo anche partire! Tanto non rimarremo di certo a bocca asciutta.
Beh, parlarvi di tutto questo è stato davvero piacevole: ma ha scatenato in me una fame di tali proporzioni da mettere in pericolo l’intero genere umano. Perciò, vi auguro buon appetito per il vostro prossimo pasto! E vi auguro di poterlo “trangugiare” con chi amate di più nella vostra vita.
🙂

Stay CoIN!

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Informazioni su Daniela Apparente

Writer, reader, gamer, traveler, eater.
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