E il settimo giorno…

Se una divinità biblica esiste davvero, sono convinta che ci sia stato qualcuno o qualche forza lontana e misericordiosa a fermarla il settimo giorno nella creazione del calendario. A suggerirgli di non andare oltre, con le buone o le cattive. E ora vi dico perché.

Sette giorni possono essere sette giorni di vacanza, e allora il discorso che intendo fare non ha più senso. Ma se parliamo dei comuni sette giorni compresi in una settimana, allora ci avviciniamo al punto: spesso, arrivare al weekend – il tanto sospirato weekend – è una vera e propria impresa. Potrebbero girarci un telfilm, per ognuno di noi. E quei due giorni di “pausa” di cui godiamo, anziché riprendere fiato, trascorrono in un frenetico sfrecciare lungo una porzione più o meno estesa di mondo nella speranza di concludere il concludibile.

Da qui, notti fa, la mia idea: perché non paragonare ogni giorno a qualche prodotto della cultura contemporanea? Ne avevo un gran bisogno, dato che le pecore da contare s’erano ammassate oltre il recinto e io ancora stentavo ad abbandonarmi a Morfeo.

Lunedì: non vorrei esser drammatica, ma per me questo giorno è come la 09×03 di Game of Thrones, “The rains of Castamere”. Ho detto TUTTO.

Martedì:

« Figli di Gondor, di Rohan, fratelli miei! Vedo nei vostri occhi la stessa paura che potrebbe afferrare il mio cuore! Ci sarà un giorno, in cui il coraggio degli uomini cederà, in cui abbandoneremo gli amici e spezzeremo ogni legame di fratellanza, ma non è questo il giorno! Ci sarà l’ora dei lupi, e degli scudi frantumati, quando l’era degli uomini arriverà al crollo, ma non è questo il giorno! Quest’oggi combattiamo, per tutto ciò che ritenete caro in questa bella terra, io vi invito a resistere, uomini dell’Ovest! »

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Si, martedì c’è Aragorn col suo discorso de Il ritorno del Re – Il Signore degli Anelli a ricordarci che possiamo farcela. Che da domani potremo pensare che Friday is coming, che una speranza c’è ancora.

Mercoledì: la follia prende il sopravvento. Si è in bilico, sospesi tra uno stato di quieta rassegnazione e schizofrenia. Basta tornare a casa dopo il lavoro e non trovare della birra in frigo per impazzire e prendere in considerazione l’idea di fare a pezzi la propria famiglia. Naturalmente scherzo, al massimo ci viene voglia di essere protagonisti di un incontro di wrestling. A ogni modo, mi sto riferendo all’episodio dei Simpson 06×06, La paura fa novanta V, con la parodia di Shining.

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Giovedì: euforia. Sappiamo che il weekend è vicino. Lo sentiamo nell’aria. Lo sentiamo nella terra. Lo avvertiamo nell’aria. Molto di ciò che era si è perduto, perché chi arriva vivo a metà settimana ormai non lo ricorda. Ma sa che deve tener duro, se vuol arrivare alla fine del viaggio. Sa che dovrà resistere e correre, come una gazzella in Africa. E molti prendono in considerazione l’idea di far un colpo di telefono a Heisenberg e farsi portare un adorabile sacchettino di blue meth pur di riuscire nello scopo.

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Venerdì: di nuovo Signore degli Anelli. Mi riferisco alla scena in cui Frodo e Sam giacciono ai piedi di Mordor, in balia della lava, prima di essere tratti in salvo dalle Aquile. Ci si è fatti un mazzo enorme tutti i giorni, da far invidia al Bau Bau di Nightmare Before Christmas, e ci si lascia andare. Non arrivano certo le Aquile a riportarci a casa, ma il succo è lo stesso.

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Sabato: all’alba di questo gran giorno, ci si risveglia sentendo tuonare nella testa la Primavera di Vivaldi. Se Jim Carrey ne ha avuta una settimana intera, noi ne abbiamo solo un giorno: un giorno da Dio. Possiamo fare quel che vogliamo o dobbiamo, e in ogni caso sappiamo che la serata sarà con chi riteniamo importante e che – incredibile – il giorno dopo… la sveglia non suonerà. Non ancora.

Domenica: qual giorno controverso. Altre 24 ore di libertà, che al calare della sera mutano in ansia. Cerchiamo di prendere il meglio. Prima che Voldemort ritorni o che Khan scelga di farci il culo, prima che Heisenberg chiuda bottega, prima che i Lannister ci mandino i loro saluti.

Sarà che quest’ultima, per me, è stata particolarmente stressante, ma… la settimana è una corsa contro il tempo e contro noi stessi. Viva la notte, dico io. Sarà anche buia e amica delle zanzare, ma è l’antro in cui possiamo rifugiarci a fine giornata e fare ciò che amiamo. E poi, dormire.

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Informazioni su Daniela Apparente

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