Location CoIn: Pechino

Prima che Beijing divenisse l’affascinante e controversa città che tutti noi oggi conosciamo – e pronunciamo – come Pechino, si sono alternate un botto di dinastie alle redini del comando. Vorrei avere il tempo e le energie per elencarvele tutte, ma scommetto che sareste i primi a mandarmi a quel paese.

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Il nucleo originale della città ce lo indica Marco Polo, con il nome di Cambaluc. Sotto la guida di Kublai Khan, l’esercito mongolo edificò la Grande Capitale Dadu, o Khanbaliq, “Città del Khan”. Badate, non del Khal Drogo. Kublai è morto per una forte gotta, non per un avvelenamento sottovalutato da una bella e ingenua moglie dagli occhi viola. Prima di lasciare questo mondo, diede vita ufficialmente alla Dinastia Yuan e nel 1271 proclamò Pechino capitale. Menò un po’ di mazzate dalle parti delle Dinastia Song, conquistò altre zone della Manciuria e dell’antica Corea (Goryeo), ma una volta posati gli occhi sul Giappone ci hanno pensato uragani e samurai messi assieme a stroncare le sue ambizioni. E i vietnamiti non furono da meno.
Di interessante sul buon Kublai, c’è da dire che non se la intendeva con le correnti taoiste e che, anzi, era fautore del Buddhismo tibetano. Incaricò persino un suo consigliere di creare l’omonimo alfabeto e di accogliere gli europei in visita. Non vi trascrivo il nome del tale poiché a) è incredibilmente lungo e b) quasi assomiglia a una serie di bestemmie in lingua aramaica.

L'allegro Kublai Khan, in una delle sue pose più accattivanti.

L’allegro Kublai Khan, in una delle sue pose più accattivanti.

Ma torniamo al presente: la Pechino di oggi è una città tremendamente affollata e in pieno boom economico. E’ l’Usain Bolt della situazione, che oramai si gira a guardare indietro solo per ridere dello Zio Sam e dei suoi amichetti sfigatelli. Una città-cornucopia di folklore, cultura e tradizioni. Tre sinonimi per enfatizzare quanto ricca e di valore sia questa perla dell’Asia protetta dalla Grande Muraglia. E anche da quell’altra muraglia, invisibile ma mille volte più efficace: il Great Firewall.
Se a livello economico ci sono stati progressi degni di lode, dal punto di vista democratico e umano esistono ancora delle falle. Basta pensare allo scorso 4 giugno, quando c’è stato il 25° anniversario della strage di Piazza Tienanmen. Se n’è ricordato tutto il mondo, ma a Pechino si è tentato – come ogni anno – di “cancellare” la memoria. Come se potesse trattarsi di qualche bit in una chiavetta usb.

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Censura, arresti e amnesie civili di massa. Il risultato?
Non troppo tempo fa, l’Agence France-Presse ha domandato a uno studente universitario di Pechino quanto conoscesse del Massacro del 4 giugno 1989. La risposta? “Non so di che cosa stai parlando”.
Beh, ce ne sono di persone ignoranti al mondo. Ma nessuno, neppure il ligneo Pinocchio, ha mai detto una balla così grossa.

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Informazioni su Daniela Apparente

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