Frankenstein, o il moderno self-publishing

Hai un’idea. Così, dal nulla, mentre sei nella vasca da bagno vuota o nel cuore della notte, dopo un’avvincente cena a base di pizza ai peperoni. Non importa come e dove, hai un’idea.
L’idea poi diventa una storia, perché spesso il miglior modo d’esprimere un pensiero è raccontandolo, contestualizzandolo, per permettere l’immedesimazione. E la storia prende vita su foglietti di carta, taccuini e documenti digitali.
Come diffonderla?
Per chi non può – o non vuole – permettersi di spendere le cifre dei grandi editori a pagamento, c’è il self-publishing. Oggi, nel XXI° secolo, è facile dar vita alle storie che vogliamo raccontare. Le nostre creature, i nostri mostri.

Tutto questo preambolo è dovuto all’emozione provata nel ricevere – finalmente – il mio mostriciattolo arancione, ossia le copie cartacee di CoIn che dovrò lanciare in giro per la regione al fine di promuovermi con le mie forze. Il corriere mi ha messo fra le braccia un pacco pesantissimo, che mi sono curata di caricare sulle spalle a mo’ di minatore. L’ascensore neppure funzionava, quindi vai con le scale fino al secondo piano. Nonostante tutto, non potevo essere più felice. Ho sniffato l’odore dell’inchiostro ancora fresco dall’interno di una delle copie fino a farmi girare la testa.
Probabilmente – ahimè, molto probabilmente – non sarò mai uno scrittore come Tolkien o Murakami. Soprattutto perchè sono una ragazza, quindi al massimo potrei essere una scrittrice. Tuttavia, la soddisfazione che provo nell’impegnarmi in questo piccolo progetto d’esordio mi riempie di coraggio.

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Quindi, a chiunque di voi abbia una storia, anche un semplice stralcio mal connesso ad altri, dico: buttatevi. Nell’impresa, no? Nel tentativo. Se non avete mezzi o conoscenze come me, lanciatevi in questa missione. Se vi piace davvero scrivere, non saranno le trasposizioni hollywoodiane a farvi provare questo brivido lungo la spina dorsale. Investite in voi stessi. Provateci. E se il rischio vi spaventa non vergognatevene, è normale. Ci vuole impegno e fortuna, ma c’è una cosa che già avete nel vostro bagaglio umano: la volontà.
Cadete? Rialzatevi. Sbagliate? Correggete. Fallite? Ritentate. Vi vergognate? Fuori le palle.

La vita di noi esseri umani è unica, non sono concesse perdite di tempo. Bisogna lanciarsi senza pensare al vuoto nella pancia né alle vertigini. Sapete perché ne abbiamo una sola, di vita? Per esorcizzare la paura: la paura di rischiare, la paura di agire. La paura di vivere a pieno, come è giusto che sia. Prima ne avevo la sensazione, ora ne sono quasi certa.

Se sapessimo di avere infinite possibilità, diverremmo la forma di vita più pigra dell’universo. Sgranchitevi le ossa, qualsiasi idea vi sia balzata nella testa. Qualsiasi cosa vogliate fare. C’è una frase, attribuita allo scrittore e attivista afroamericano Howard Truman, che dice: “Non chiederti di cosa abbia bisogno il mondo. Chiediti cosa ti rende vivo e fallo. Perché ciò di cui il mondo ha bisogno è gente che sia viva“.

Appuntatela dove volete, sul frigo o sulla vostra pelle, ma non dimenticatela. Potremo anche avere pochi mezzi a disposizione, ma siamo vivi.
E questo è tutto.

Dont-Ask-Yourself-What-The-World-Needs-Ask-Yourself

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Informazioni su Daniela Apparente

Writer, reader, gamer, traveler, eater.
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Una risposta a Frankenstein, o il moderno self-publishing

  1. flaviostandoli@gmail.com ha detto:

    L’ha ribloggato su Flavio Standolie ha commentato:
    A proposito di motivazione…

    Mi piace

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