Anteprima Capitolo 1

“Colazione Internazionale”

di Daniela Apparente

2010
DICEMBRE

1

«Ciao ragazze, cosa prendete?»
Eravamo circondate da tintinnii di tazze e vassoi, tutte e tre stordite dal caldo profumo di vaniglia disperso nell’aria.
«Per me un caffè e un cornetto a crema, per lei una di quelle pizzette farcite col prosciutto e… per te, Gloria?»
Vi giuro, non mi ero accorta del ragazzo dal sorriso smagliante giunto per il nostro ordine. Marianna era rimasta con una mano sollevata a mezz’aria, in attesa di una mia risposta. In realtà, delle cose che si possono mangiare nei bar e nelle caffetterie mi piace ben poco.
«Un tè nero con due bustine e del latte, grazie.»
Il ragazzo accennò un inchino e scomparve nell’ampia sala del Biblio-Tè, il locale dove io, Marianna e Sofia adoravamo trascorrere il tempo non occupato dal lavoro. Siamo state indivisibili sin dai tempi dell’università: questione di chimica. E dopo la laurea in Comunicazione abbiamo proseguito col periodo di praticantato giornalistico presso
la stessa redazione. Per quanto mi riguarda, sono innamorata del giornalismo e dell’editoria in generale. Il mio sogno è sempre stato quello di diventare una scrittrice;
all’epoca però, i temi del sociale mi infervoravano come null’altro.
«Il tè con il latte?!» esclamò Marianna, con una smorfia.
Si sistemò i lunghi capelli biondi sulle spalle e guardò oltre la vetrata che affacciava su una delle strade più belle del Vomero.
«Allora… dovevi dirci qualcosa, giusto?»
Si, dovevo.
«Già, riguarda quella scuola di giornalismo di cui vi parlai.»
Alle mie parole, gli occhi di Sofia si illuminarono: «Non dirmi che… ci vai?»
Marianna si sporse verso di me, guardandomi negli occhi.
«Ti hanno presa?»
«Si!»
«Davvero?»
«Davvero.»
«Non posso crederci!»
Si trattennero dall’esplodere in jingles trionfali. Poi il ragazzo che aveva preso le ordinazioni tornò con i nostri desideri materializzati su un vassoio in stile natalizio; ammiccò nella direzione di Marianna, ripose il conto sul tavolino e andò via. Il mio tè era bollente, il fumo che usciva dalla tazza mi andò negli occhi.
Avevo preso il vizio di berlo col latte durante un volo per Amsterdam: era stato tanto tempo prima, quando mia madre era ancora viva. La hostess di volo aveva posto accanto al mio scialbo tè da viaggio una bustina di latte in polvere, e c’era stato il colpo di fulmine.
«Hanno pubblicato i risultati del test che ho fatto il mese scorso a Roma» ripresi. «Sono tra i dieci che frequenteranno il corso di giornalismo a Londra.»
Sofia batté le mani per l’emozione, io continuai a parlare.
«Inizialmente ero restia, lo sapete bene» dissi a entrambe: «Mio padre però ha insistito… non fa che ripetere che a Napoli non ci sono possibilità, che me ne devo andare.»
«E non sei contenta?»
«Già, ma… Mary, dovrei comunque tornare qui un domani. Non potrei mantenermi oltre, in Inghilterra. Avrei bisogno di un lavoro fisso… senza contare che non potrei lasciare mio padre da solo. A volte mi sento condannata a morire qui.»
Quell’idea mi lasciava senza fiato. Negli ultimi tempi il mio morale era calato di botto: non riuscivo a sopportare più nulla. Sentivo che non sarei sopravvissuta oltre nella mia città, e non solo metaforicamente. Troppe le ragioni: i fumi della Terra dei Fuochi, la disoccupazione, per non parlare della criminalità organizzata e quella mentalità imperante
del “tirare a campare”. Certa gente si lamentava, ma la rivoluzione non c’era stata. Avevo visto amici, ragazzi della mia età mollare tutto e partire per l’estero con un biglietto di sola andata.
Come eravamo arrivati a quel punto?
Ero carica di odio e rabbia. Speravo che partire mi avrebbe dato la spinta necessaria per risalire a galla: avrei dato un ultimo sguardo alla vita che avrei voluto prima di ritornare, un anno dopo, alla realtà.
«Anche se fossi costretta a tornare qui, avresti un curriculum da urlo!» osservò Marianna. «Insomma, non stiamo parlando di uno di quei master a buon mercato… è un corso di un anno intero presso la British School of Journalism nella città dei sogni, a Londra!»
«Già, già… avrò un buon curriculum.»
Sofia addentò la pizzetta con gusto, tentando di dirmi qualcosa. Le si appannarono gli occhiali e Marianna scoppiò a ridere.
«Gloria, secondo me stai facendo la cosa giusta. Comunque vadano le cose, almeno per un anno potrai essere altrove, come vorresti tu. Magari ti darà un po’ di forza e starai meglio. Le cose cambiano!»
Sofia annuì ripetutamente col capo, con la salsa di pomodoro sulle labbra.
«Ne parlerai già domani in redazione?»
«Si. Non se l’aspetteranno proprio, non ne avevo parlato con nessuno. Vedrò di infilare la notizia tra la Primavera Araba e la partita del Napoli.»
«Quando iniziano le lezioni?»
«Il 10 gennaio, ma dovrò partire almeno sette giorni prima per ambientarmi nell’appartamento in cui andrò a vivere.»
Marianna tirò fuori il cellulare dalla borsa e digitò a una velocità impressionante l’indirizzo del sito della scuola di giornalismo.
«Qui dice che puoi scegliere un indirizzo formativo. Che significa?»
«Che posso decidere di specializzarmi in un settore giornalistico. Ogni studente può scegliere quello che preferisce.»
«Tu quale hai scelto?»
«Indovina.»
La vidi abbozzare un sorriso e digitare ancora sulla tastiera: «Giornalismo internazionale… ci scommetto che è questo!»
«È proprio il tuo settore!» esclamò Sofia, entusiasta.
«Qui dice che c’è anche un premio» osservò Marianna, accigliata.
Scossi le spalle con noncuranza. «Non l’ho neppure letto.»
Non era vero.
«E non vuoi sapere che dice?»
Già sapevo cosa diceva. E non avevo alcuna voglia di pensarci perché ero convinta che avrei dovuto rinunciarci per ritornare a Giugliano, la città dove vivevo.
Alla fine Marianna fece la cosa giusta e ignorò il mio silenzio. «Qui parla di una sessione estiva di esami. Gli studenti col miglior punteggio avranno l’opportunità di gareggiare anziché proseguire gli studi previsti dal corso. E il premio è…»
Vidi Marianna aprire la bocca e non dire nulla, incredula. Sofia rimase immobile, con l’ultimo pezzo di pizzetta stretto fra le dita: «Allora? Cosa cavolo è?»                                            «Un contratto a tempo determinato, di un anno, presso il The Eye! La redazione di uno dei quotidiani più importanti del Regno Unito!»

«Per la miseria! Hai sentito, Gloria?! Perché non tenti?»
«Nove più uno» replicai io, senza alzare lo sguardo dalla tazza di tè: «Nove studenti inglesi, uno proveniente dall’estero. È già tanto che sia riuscita a prendere il posto, non ho bisogno di altro.»
«Si, invece! Dalla faccia che hai, avresti bisogno di una bella ventata
di novità.»
Sofia inclinò il capo e mi guardò con una nota di tristezza. «Qualsiasi cosa accada e ovunque tu sia, noi non ci divideremo. E ti sosterremo quando il tuo pessimismo supererà quello dei mercati europei.»
«Giusto per farti capire quanto tu sia depressa» aggiunse Marianna, con sarcasmo. Mi sistemò una ciocca di capelli dietro un orecchio: «Dai, testa alta. Vivi quest’esperienza, poi basta. Sei sempre stata tu quella che diceva di pensare al presente. Parti, penserai dopo al resto. Va bene?»
«Mary…»
In quel momento il mio cellulare squillò. Loro due sussultarono.
«Quando cambierai suoneria!?» sbuffò Sofia, con una mano schiacciata sul petto.
In effetti, devo ammettere che Murder city dei Green Day ha un attacco piuttosto frenetico.
«Pronto?»
«Ciao Gloria! Dove sei?»
«Al Biblio-Tè.»
Il Biblio-Tè è un palazzone antico di tre piani, con ampie vetrate che danno sulla strada. Al primo piano c’è un negozio di elettronica, videogiochi, musica e libri; il paradiso, per me! Soprattutto se si è sotto Natale. Al secondo c’è una biblioteca, con scaffali di legno scuro come cioccolato fondente. Al terzo piano invece c’è il Caffettorium: non chiedetemi perché lo chiamino così, ma io lo trovo simpatico. Stesso arredamento della biblioteca al piano inferiore, ma l’ambiente è adibito a caffetteria; c’è anche una piccola zona occupata da un dj e la sua apparecchiatura spaziale per riprodurre musica. Musica contemporanea e straniera, per fortuna. Nulla di simile alle canzoni che contribuiscono alla mia avversità per le discoteche.
«Scommetto che ci sono anche Sofia e Marianna» continuò la voce dall’altra parte del telefono.
«Si, sono qui con me.»
«Salutamele!»
Alzai lo sguardo verso di loro: «Vi saluta.»
«Chi?!»
Lo dissero all’unisono.
«Diego» risposi io, distratta. «Dimmi, come mai questa telefonata?»
«Non ti fai vedere da un po’ qui al locale, mi chiedevo che fine avessi
fatto.»
«A dire il vero, avevo in programma di passare domani sera. Ti becco?»
«Certo, sarò qui fino all’una del mattino.»
«Perfetto, a domani allora.»
Attaccai per poi ritrovarmi una delle migliori occhiate di Marianna appiccicata addosso. Non potete neanche lontanamente immaginare quanto siano eloquenti. E inquietanti.
«Dimmi che te ne sei accorta. Non puoi essere così ottusa.»
Mi scappò da ridere. In quello stesso istante, il dj fece partire Christmas Lights dei Coldplay.
«Te ne sei accorta che Diego ha in testa solo te, vero?» incalzò Sofia, ridacchiando.
«Certo che se n’è accorta, che diamine!» ribatté Marianna, battendo le mani sul tavolino: «Perché te ne sei accorta, vero?»
«Non ha in testa solo me» replicai, un po’ infastidita. «Abbiamo semplicemente qualcosa in comune, tutto qui. Parliamo poco di cose veramente importanti. Credo di conoscerlo meno di quanto crediate.»
«Lui però è l’unico ragazzo con cui ti trovi bene, no? Tra l’altro, io lo trovo anche carino.»
Storsi la bocca in una smorfia: «Sarà, ma non è il mio tipo…»
«Mary, ricorda che Gloria rifiuta occhi e capelli chiari. Il povero Diego non ha speranze!»
«Andiamo, così mi fate sembrare terribile!»
Scoppiammo a ridere. Stare in loro compagnia mi riempiva il cuore di una sensazione unica: come il Natale. Io amo il Natale, sono vittima dell’atmosfera che investe l’ultima settimana di novembre e tutto il mese di dicembre. E loro mi trasmettono lo stesso calore che può farmi sentire quel periodo.
Quando infine ritornammo in strada, oltre le porte scorrevoli del Biblio-Tè, l’aria fredda ci fece rabbrividire. Gli alberi lungo i marciapiedi erano illuminati dalle luci natalizie, le foglie cadevano come pioggia e rendevano i passi delle persone un quieto scrocchiare, come cereali. I negozi erano addobbati a tema e alcuni commessi indossavano dei costumi da Babbo Natale, per intrattenere i passanti; dalle bancarelle di noccioline caramellate si alzava un dolcissimo odore di zucchero bruciato. Da qualche punto in lontananza, riecheggiava la dolce melodia di un violino.
Ci infilammo i cappellini di lana e ci avvolgemmo nelle sciarpe colorate, tutte e tre sotto braccio. Un po’ per difenderci dal freddo, un po’ per essere più vicine.

 

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4 risposte a Anteprima Capitolo 1

  1. Federica Esposito ha detto:

    I miei complimenti! Ho letto tutto d’un fiato e non vedo l’ora di acquistare il libro! 🙂

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  2. alessandraWish ha detto:

    fantatico!!!!!! Non vedo l’ora di leggere il continuo!!! Ti ringrazio in anticipo per aver scritto delle nostre speranze, di noi ragazze del sud. I nostri sogni sono impolverati ma pulsano allo stesso modo che in ogni altra parte del mondo.

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